La presenza di una comunità ebraica a Salerno ha origini antiche: in occasione dei lavori per la costruzione del Palazzo di Giustizia negli anni ’30 fu ritrovata in quella che doveva essere una necropoli una lucerna decorata con un candelabro ebraico.
Al di là di questo reperto archeologico però la documentazione che attesta un insediamento importante inizia nel X secolo.
Il quartiere ebraico sorgeva vicino al mare, tra il muro della città e l’antemurale e gli ebrei che ci vivevano affittavano sia le case che i terreni su cui costruivanole proprie abitazioni dalla chiesa di Santa Maria de Domno detta anche Sancta Maria de la Judeca.
Alla fine del X secolo però la comunità ebbe un notevole sviluppo ed iniziò ad insediarsi al di fuori delle vecchie mura longobarde in modo tale da gestire meglio i propri affari e per dare un’identità più precisa alla propria comunità.
Essendo ben inseriti nella città di Salerno, la comunità ebraica offrì esponenti di rilievo alla Scuola Medica Salernitana mentre dal punto di economico erano dediti alla tintura delle stoffe e al commercio via mare.
Agli inizi del periodo angioino Salerno ospitò il “Terzo Mosè” (dopo quello biblico e Mosè Maimonide): Mosè ben Shelomoh, nome importantissimo per quanto riguarda la cultura ebraica che lavorò come medico e traduttore. Nel 1963 fu ritrovata nei pressi della chiesa di Santa Lucia una lapide sepolcrale dedicata a Shelomoh deceduto nel 1279.
Nel 1266 arrivarono gli Angioini che incominciarono a pressare gli ebrei affinché si convertissero alla fede cattolica.
Questo fine fu raggiunto anche grazie all’offerta di premi come l’esenzione dalle tasse.
Comunque gli Angioini si mostrarono man mano tolleranti sia per chi non aveva abbandonato la propria fede sia per chi voleva convertirsi alla religione dei propri padri.
Con l’arrivo dei francesi nel 1495 gli ebrei furono perseguitati mentre Carlo V nel 1541 mise la parola fine alla presenza ebraica nel Sud Italia.