Allerta spoiler: questa storia non finisce tanto bene e non è adatta ai deboli di cuore quindi in questo caso meglio andare su altri lidi,
un attimo, ho scritto altri lidi, non siti, ad esempio potete leggere o rileggere la storia su i miracoli della Madonna delle Grazie.
Ancora qui? Io vi ho avvisato.
Può capitare che ad un rintocco di campana particolarmente malinconico un anziano signore esclami “A’ campanella dà Matalena!” ma in effetti quel suono non proviene da una presunta chiesa dedicata a S. Maria Maddalena.
Una chiesa dedicata alla santa in questione si trovava annessa al famoso Monastero femminile della Regola Benedettina: il Monastero di S. Maria Maddalena voluto dal principe longobardo Sicone, oggi non ne rimane che un vano adattato ad aula del Convitto Nazionale T. Tasso.
Ma se i monasteri vanno, i modi dire restano e sono capaci di conservare la memoria di episodi che caratterizzano sia nel gioia che nel dolore un popolo.
In questo caso si tratta di dolore ed io noto che voi siete ancora qui, come preferite.
Durante il regno di Gisolfo II, ultimo principe longobardo di Salerno caratterizzato da cupidigia, lussuria, ferocia ma anche da qualche difetto, capitò che una nave di mercanti pisani se la cavò per un soffio ad un naufragio; il giubilo per aver salvato la vita velocemente si trasformo in disperazione quando capirono chi regnava sulle coste su cui erano approdati che infatti li fece rinchiudere così, senza motivo, nei sotterranei del castello.
Tra questi mercanti ne spiccava uno per bellezza, tale Radimperto figlio del più agiato mercante di Pisa.
Costui non viaggiav per motivi di lavoro, come si direbbe oggi, ma si recava a Taranto per sposare la sua promessa Arabella, unica figlia del potente Conte di Ripette di Lago Scuro che mi sembra sia un nome fichissimo.
Gisolfo chiese un riscatto al padre di Radimperto per la sua liberazione con la minaccia di farlo a pezzi se non avesse pagato.
Ora, il padre o non aveva tale somma oppure aveva un elevato numero di figli, fatto sta che tento di contrattare per il riscatto di suo figlio.
Come risposta ricevette un orecchio del figlio.
Poi un dito.
Tali notizie arrivarono pure alle orecchie (non l’ho fatto apposta, giuro) della povera ma determinata Arabella che si mise in viaggio per Salerno
per liberare il proprio amato… secondo me avrebbe potuto chiedere un aiuto economico dal padre ma forse non ci pensò.
Per colpa dell’inospitalità di luoghi non conosciuti, dei briganti e addirittura della peste questo viaggio durò due mesi e arrivata al castello riuscì a corrompere le guardie che le garantirono l’accesso alla cella di Radimperto.
Sollevata la torcia verso il suo viso, Arabella rimase senza fiato nel vedere cosa era rimasto del suo povero amato: un tronco senza gambe, senza il braccio sinistro e mancante di un orecchio e di un occhio…
La storia non finisce qui, i due amanti furono accolti in due monasteri diversi che si trovavano l’uno di fronte all’altro.
Da allora frate Lazzaro e suor Angela non si incontrarono più.
Soltanto al vespro, frate Lazzaro rivolto verso il convento di S. Maria Maddalena, batteva tre colpi di campana e suor Angela rivolta verso il Monastero di S. Sofia, rispondeva con tre tristi rintocchi, “a campanella dà Matalena“.
Il Convitto Nazionale T. Tasso si trova nel Centro Storico di Salerno su Largo Abate Conforti.
Un po’ difficile da rispondere, sicuramente nel Centro Storico di Salerno, probabilmente è l’edificio che si trova in Via Trotula De Ruggiero 7