All’inizio del ‘700 si assiste a Salerno ad un processo di inurbamento della nobiltà di provincia legata alla produzione agricola e all’attività mercantile, pronta ad acquisire nuovi titoli e un maggiore prestigio.
E’ il caso della famiglia Genovese, originaria di Olevano sul Tusciano, e proprietaria fin dalla fine del ‘600 di diverse masserie di bufale nella piana del Sele. Matteo Genovese, Barone di Montecorvino dal 1739 in seguito all’acquisizione di nuove e redditizie proprietà, può quindi trasferirsi a Salerno e farvi costruire la sua nuova residenza cittadina.
Sul lato meridionale della piazza del Sedile del Campo era già una casa palaziata appartenuta al giurista salernitano Fabrizio Pinto. Lo stabile, ereditato dai Padri Carmelitani Scalzi nel 1701, era passato in enfiteusi ecclesiastica perpetua al Barone Genovese nel 1743. Esso, tuttavia, versava in tali condizioni di degrado, che il nuovo proprietario preferì ricostruirlo dalle fondamenta.
I lavori si svolgono dal 1744 al 1749 ad opera dei capomastri fabbricatori Leone Iovane, Aniello Catino, Matteo Landi, Mattia Di Ruggiero, e Giuseppe Ferrara, su disegno e sotto la direzione dell’architetto napoletano Mario Gioffredo (1718-1785) (L. Avino, 1993).
Il nuovo edificio, a pianta rettangolare allungata, ripropone il modello della casa palaziata (a più piani, con cortile interno e botteghe che aprono sulla strada) già presente a Salerno, con l’aggiunta di nuovi elementi importati dal l’ambiente artistico napoletano. Primo fra tutti, il tema della scala aperta ad ali di falco del cortile interno. La presenza di tale modello ha motivato negli anni passati l’attribuzione del palazzo all’architetto napoletano Ferdinando Sanfelice (1675-1748) (L.G. Kalby, 1970; P. Natella, 1985), o a Gaetano Barba, allievo del Vanvitelli (A. Gambardella, 1968). Scale di medesima tipologia sono infatti presenti, ad esempio, nei palazzi Sanfelice (1728) e Spagnuolo (1738) a Napoli, entrambi del Sanfelice. Esse hanno la funzione di mediare tra lo spazio del cortile d’onore e quello del retrostante giardino, e di collegare le ali laterali del palazzo. Il Blunt ha individuato in tale modello una filiazione della cultura di area danubiana e un forte influsso dell’architettura austriaca durante gli anni del Viceregno (1707-1734). Lo studioso riporta l’esempio dello scalone nel monastero dei benedettini a Sankt Florian (1706-1714); tuttavia riconosce nello schema sanfeliciano anche la presenza di un retroterra culturale autonomo, riscontrabile nei palazzi napoletani fin dal XV secolo (A. Blunt, 1975).
Il recente rinvenimento documentario che restituisce il progetto di Palazzo Genovese al Gioffredo, costituisce un importante contributo allo studio della produzione giovanile di questo architetto.
Il Gioffredo si era formato prima alla scuola di Francesco Solimena, e successivamente con Giovanni Antonio Medrano. All’epoca del progetto di Palazzo Genovese egli non aveva ancora studiato i templi di Paestum, che fu tra i primi a visitare nel 1746. In seguito scriverà un trattato sugli ordini classici, rimasto incompiuto, e parzialmente pubblicato nel 1768. La collaborazione con il Vanvitelli a partire dagli anni ’50 contribuirà a definire meglio la sua disposizione classicista. Prima di allora è evidente nell’artista l’impronta della cultura solimeniana, comune anche al Sanfelice.
Palazzo Genovese si sviluppa su tre piani, cui corrispondono i tre ordini del frontespizio che affaccia sulla piazza. Il secondo e il terzo alternano forme diverse nei frontoni delle finestre: triangolare, centinato, ondulato. Simile varietà, tipicamente rococò, si ritrova in molti palazzi napoletani e in alcune ville dell’area vesuviana. L’edilizia nobiliare cittadina, adotta un programma decorativo incentrato sui temi della facciata e del portale, qui presente con timpano spezzato e bugne sulle fasce laterali. La facciata, tuttavia, è oggi parzialmente coperta da un edificio
risalente al secolo scorso, per cui si è perduto l’effetto scenografico dell’originario impianto urbanistico settecentesco della piazza.
In anni recenti Palazzo Genovese è stato sede della Scuola media “Lanzalone”. Attualmente è in fase di restauro da parte del Comune di Salerno, che ha provveduto a demolire le sopraelevazioni aggiunte in epoche successive alla struttura originaria.