Chiesa di Santa Trofimena
Nel Centro Storico di Salerno c’è un quartiere che ha cambiato diversi nomi nel corso del tempo: nelle fonti longobarde e normanne viene citato come Vicus S. Trophimenae ovvero Vicolo di S. Trofimena (ah, i miei studi del latino!), poi in quelle sveve viene chiamato Locus Veterenensium, Atranensium o Amalphitanorum fino a quando nel XV sec. il nome diventa quello usato ancora oggi di Vicolo delle Fornelle.
L’etimologia potrebbe essere dovuta al fatto che gli Amalfitani insediatisi ai tempi dei Longobardi usavano dei piccoli forni per la produzione di terracotte… in effetti ha senso.
Il riferimento a Santa Trofimena, invece, è dovuto al fatto che le spoglie della Santa, vergine e martire del VI secolo furono richieste dagli Amalfitani al principe Radelchi di Benevento e sostarono un’unica notte a Salerno, un’unica notte che nulla tolse alla grande devozione nei confronti della Santa alla quale fu dedicata una chiesa presente ancora oggi in Piazza Matteo d’Aiello.
Una leggenda racconta di come una giovane minorese di nome Teodonanda vissuta sul finire dell’ottocento, ridotta in fin di vita da una malattia sconosciuta, fu visitata dal più grande medico della Scuola Salernitana del tempo, l’archiatra (carica che oggi corrisponderebbe a quella di Primario) Gerolamo.
Questi, dopo la visita, disse senza mezzi termini che o l’avrebbe salvata la divina misericordia o a vrebbe fatto una brutta fine… diciamo che al tempo la distinzione tra scienza e fede non era netta così come lo è ogg… vabbè, lasciamo perdere.
Comunque, tornando a Teodonanda, la giovane non perse la speranza e dopo aver passato tre giorni e tre notti nei pressi dell’urna della Santa guarì.
Santa Trofimena è la santa protettrice delle lavandaie, un’altra leggenda infatti narra di come l’urna della Santa si trovasse nei pressi di un
fiume (questo è un buco di sceneggiatura incredibile… si trovava nei pressi di un fiume così? Senza motivo?) ed una lavandaia minorese
non riconoscendone la forma ma soprattutto le spoglie contenute, la utilizzò per sbatterci il bucato.
Immaginate la scena: una lavandaia usa l’urna con le spoglie della sua Santa protettrice per sbatterci sopra il bucato… state ridendo?
Ed ora immaginate che dopo questo involontario sacrilegio le braccia della poveretta rimasero rinsecchite… mica state ancora ridendo, vero?
La Chiesa di Santa Trofimena si trova in Piazza Matteo d’Aiello nel Centro Storico.