Il quando è l’anno 839, il dove è il castello di Taranto in cui è si trova Siconolfo, principe longobardo di Benevento, imprigionato dal suo usurpatore Radelchi, I duca di Benevento.
Una prigionia tollerabile dato che non si cena in una umida cella ma in compagnia del proprio seguito solo che a tavola si trova una tovaglia squarciata a forma di croce che allora non significava semplicemente che bisogna comprarne un’altra ma veniva considerato come un segno di disprezzo, un’accusa di viltà e codardia, uno si aspetta di fare un buon pranzo ed invece capisce che come minimo è una brutta giornata.
Siconolfo adirato chiede con veemenza al suo seguito chi fosse stato e Guido, il più caro dei suoi amici, si fa avanti dicendo che il suo gesto deve ricordare al principe che mentre lui sta tranquillo nel castello di Taranto, c’è un usurpatore che occupa a Salerno un trono non suo e che dovrebbe rivendicare a tutti i costi, anche a quello della vita ed il momento potrebbe essere favorevole dato che Radelchi, temendo insurrezioni, si sta liberando senza troppi scrupoli della nobiltà che più potrebbe creargli problemi.
Siconolfo, capito di aver fatto una figuraccia, chiede a Guido di essere aiutato e questi, senza battere ciglio, mascherato adeguatamente scappa dal castello( le guardie evidentemente erano poco motivate professionalmente) alla volta di Capua dove si trova il vescovo Landolfo il cui cognato Adelchisi era stato fatto uccidere da Radelchi.
Arrivato a Capua, Guido trova il vescovo in una cappella impegnato nelle sue preghiere, con fare furtivo si avvicina alle sue spalle per poi chiedergli, avvolto in un mantello nero, ancora mascherato e con espressione torva, se le sue preghiere fossero per i cadaveri insanguinati vittima dell’usurpatore.
Giustamente, il vescovo se ne scappa e non passò proprio una bella giornata, ma neanche una bella notte in effetti.
Il giorno dopo, mentre il vescovo si trova nel cortile del palazzo per rispondere alle richieste dei suoi sudditi, è attirato da un mendicante che altri non è che Guido che finalmente si libera del proprio travestimento( una barba finta, wow) e dice con tono perentorio che il padre di Siconolfo e Radelchi meritano vendetta.
Il vescovo si ricorda dell’apparizione nella cappella e promette sostegno alla causa di Siconolfo.
Con questo successo Guido può ripartire per intessere una tela per la congiura contro Radelchi, entrando in contatto con i nobili del luogo e stringendo patti con loro.
Fatto questo, Guido ritorna a Taranto con una carovana di finti mercanti composta invece da Salernitani ed Amalfitani: Questo gruppo chiede ospitalità per la notte alle guardie del castello e a quei tempi l’ospitalità era sacra( e c’è sempre il discorso delle guardie poco motivate) e secondo l’usanza gli ospiti offrivano da mangiare e da bere… solo che mentre alle guardie viene offerto del vino, i salernitani bevono semplice acqua quindi mentre le prime dormono beate, i secondi liberano Siconolfo che tornato a Salerno viene accolto trionfalmente e viene riconosciuto come principe di Salerno da tutta la nobiltà delle zone limitrofe mentre Radelchi è costretto a ripiegare a Benevento.
Se ci fossero stati anche i draghi poteva uscirne una puntata del trono di spade.
Il vicolo Siconolfo si trova nel Centro Storico di Salerno.